Licenza comunale
per gli affitti brevi
di Francesco Cerisano
Sulla regolamentazione degli affitti brevi si consuma l’ennesimo scontro, tutto interno al governo, tra Pd e Italia viva. Ad accendere la tensione l’emendamento dem (numero 7.30 a firma dei deputati Nicola Pellicani e Rosa Maria Di Giorgi) al decreto legge milleproroghe che affida ai comuni poteri stringenti, arrivando addirittura a subordinare l’attività di locazione di immobili ad uso turistico per brevi periodi al rilascio di una licenza comunale. Non solo. L’emendamento assegna ai comuni la possibilità di contingentare le licenze (gli enti dovranno stabilire il numero di nulla osta a disposizione ogni anno) così come di definire i criteri per l’assegnazione, arrivando persino a stabilire un limite di durata delle locazioni in un anno solare. E dal 30 marzo 2020 la fornitura di alloggi a titolo oneroso per periodi inferiori a 8 giorni sarà considerata attività di impresa se riguarda la gestione di più di 3 camere, anche se distribuite in più unità abitative. Dopo le proteste da parte delle associazioni Host+Host, Host Italia, Prolocatur e Abbav, in rappresentanza di 200.000 proprietari italiani, per l’inversione dell’onere della prova a carico dei locatori disposto dall’emendamento (chi affitta alloggi per brevi periodi con più di tre camere rischia di essere tenuto a dimostrare l’insussistenza di dette condizioni per liberarsi dalla qualifica di imprenditore), nonché per la subordinazione dell’attività al rilascio di una licenza comunale, a prendere le distanze dalla proposta di modifica è stato il vicepresidente dei deputati di Italia viva, Luigi Marattin. «Siamo contrari. Il settore ha bisogno di qualche migliore regolamentazione ma sicuramente non così. Noi di Italia viva non condividiamo questo emendamento e non lo voteremo. Una migliore regolamentazione non ha nulla a che vedere con maggiore burocrazia, con il blocco del mercato e con il freno a un’attività che finora ha stimolato turismo e ha portato benefici a tutti», ha proseguito Marattin. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Confedilizia, secondo cui l’emendamento del Pd sugli affitti brevi, «oltre a essere del tutto inconferente rispetto ai contenuti del decreto milleproroghe, contiene previsioni inaccettabili e di dubbia legittimità costituzionale, arrivando addirittura ad attribuire ai comuni il potere di «consentire» quello che non è altro che uno dei modi di esercizio del diritto di proprietà». «Sugli affitti brevi si sono susseguiti una serie infinita di stringenti interventi legislativi, da ultimo sul piano fiscale e della sicurezza», osserva Confedilizia. «È ora di fermarsi e di iniziare a occuparsi di immobili con un’ottica incentivante anziché punitiva. Ci conforta, comunque, la contrarietà di Italia viva alla proposta». Intanto si allungano i tempi di approvazione del milleproroghe. Il voto in commissione sugli emendamenti slitterà alla prossima settimana. La decisione è stata presa dall’ufficio di presidenza delle commissioni affari costituzionali e bilancio della camera, dopo una riunione tecnico-politica. A quanto si apprende, l’esecutivo è ancora in fase istruttoria, mentre su alcuni emendamenti mancano i pareri delle commissioni e della Ragioneria generale dello stato. Lo slittamento del voto in commissione rende sempre più probabile che la prima lettura a Montecitorio sarà quelle decisiva. Il testo potrebbe approdare in aula la settimana del 10 febbraio per l’esame dell’assemblea e il primo via libera. Poi il provvedimento passerà in senato dove i tempi saranno strettissimi: il decreto deve infatti essere convertito entro il 29 febbraio.

